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Capanni da pesca romagnoli: simbolo di tradizione e cultura

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I capanni da pesca romagnoli sono un simbolo della tradizione e dell’identità di questo popolo, raccontano e tramandano la cultura dell’acqua tra mare, valli, lagune, piallasse, fiumi, canali e torrenti.

Perfetti da ammirare in ogni stagione, offrono una magica atmosfera, da vivere e da immortalare, tra fenicotteri rosa, saline e borghi marinari.

I capanni da pesca sono parenti lontani dei fari, guardiani del mare per antonomasia.

All’alba o al tramonto, nelle giornate di sole o tra le nebbie, assistere allo spettacolo delle reti che vengono issate regala un’attimo suggestivo ed elegante allo stesso tempo.

Da sempre perfetto connubio di rifugio e luogo di vita sociale tra sapori, tradizione e solidarietà, dove può capitare spesso di assistere all’appostamento sulle reti appena sollevate di gruppi di uccelli che raccolgono il pesce pescato più velocemente dei pescatori.

capanni da pesca romagnoli

Tra le mete più ambite da:

  • Pescatori amatoriali
  • Amanti del birdwatching
  • Appassionati di fotografia

Storia e tradizione di un simbolo romagnolo

I capanni da pesca romagnoli nascono, come la storia ci insegna, come risposta della gente di valle, di fiume e di mare per una necessità naturale di ripararsi e per lo sviluppo di un’attività che consenta di vivere, come la pesca.

Il capanno da pesca è un prodotto povero: lo provano l’utilizzo dei materiali, le tecniche costruttive e il luogo dove è localizzato che ne evidenza l’uso per la sussistenza della popolazione che viveva in queste terre.

Quando le distanze o i tempi di pesca lo richiedevano, infatti, era necessario avere un rifugio temporaneo in cui conservare alcuni attrezzi, portare a termine le prime fasi di lavorazione di ciò che era stato pescato o trovare riparo durante la notte o le intemperie.

Sono parte del patrimonio culturale regionale, caratterizzandone il paesaggio da molti secoli.

Sono presenti sul territorio dal XV secolo, anche se le prime tracce dirette risalgono all’Ottocento, per poi evolversi insieme alla gente del posto, passando da una forma di sussistenza quotidiana data dalla possibilità di una pesca non professionale che integrava la dieta consentendo anche un piccolo commercio di pesce, a rifugio in tempo di guerra fino alla funzione ricreativa odierna.

Col tempo si sono evoluti anche i materiali di costruzioni dei capanni da pesca romagnoli: dalle canna palustre si è passati prima al legno e falasco e poi ai prefabbricati e alla muratura.

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Tipologie

Esistono svariate tipologie di capanni da pesca, tra cui:

  • il capanno da pesca su terra ferma, se posto sull’argine del canale oppure sugli spazi degli stazzi e sui moli;
  • il capanno da pesca su palafitta, posto totalmente sopra lo specchio d’acqua;
  • il capanno da pesca semipalafitticolo, soluzione ibrida con parte che sporge sull’acqua e parte che poggia sulla terra;
  • il capanno da pesca su chiatta, quando il sistema a bilancia è montato su un natante anche se attraccato a riva

Come funziona

Il fenomeno, nato in maniera spontanea per necessità, si autoregola: ogni singolo capanno è basato sulla compartecipazione di sei o sette persone, così da avere una rotazione settimanale. Se i compartecipanti sono sei, a chi tocca il sabato spetta anche la domenica.

Ogni capanno prevede un titolare, cioè un socio detto anche capo-capanno ma la cosa davvero straordinaria, e fuori dai tempi moderni per i nostri giorni, è che non vi è nessun contratto scritto, tutto viene sancito tra galantuomini con una pubblica e rispettosa stretta di mano.

Ogni singola giornata, quindi, un sesto o un settimo della proprietà, viene tradizionalmente chiamata quota, la quale può essere ceduta con il diritto di prelazione dei soci rimanenti e viene trasmessa per eredità ai figli o agli eredi.

Dove ammirarli

Poiché la Romagna si sviluppa sul mare, lungo la riviera romagnola e possibile trovare centinaia di questi simbolici capanni da pesca romagnoli, da Cervia alla vicina Cesenatico ma anche a Rimini e Ravenna.

Cosa si pesca nei capanni?

Il romagnolo si è sempre saputo adattare a ciò che la terra gli offriva, lo dice anche il detto “us magna cun quel che us ciapa” (ovvero si mangia con quello che si prende) ma il nostro mare è sempre stato ricco di cefali, acquadelle, anguille, sarde, acciughe e alici, gamberetti, sogliole e anguille.

Come vuole la tradizione, per assaporare questi prodotti al meglio della loro freschezza sono consigliate la frittura veloce e la “rustida” termine utilizzato per la gustosa cottura direttamente sulla brace.

Come sempre la tradizione e la cultura romagnola hanno veramente tanto da offrirci!

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