Autodromo di Imola: Romagna Terra dei Motori

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autodromo di imola enzo e dino ferrari

L’autodromo di Imola è la conferma che la Romagna è la terra dei motori, infatti, come molti di noi sanno, la Romagna ha dato alla luce alcuni dei più grandi marchi automobilistici e motociclistici più importanti del mondo, come Dallara, Ferrari, Maserati, Pagani, Lamborghini, Ducati e Tazzari.

Storia dell’autodromo di Imola

Nel 1946 fu proposto dal Comune di Imola il progetto per la costruzione di una strada alla destra del fiume Santerno, di congiunzione dei due ponti esistenti sul corso d’acqua: quello della via Emilia e quello di viale Dante. Alfredo Campagnoli, all’epoca giovane geometra dell’ufficio tecnico comunale, parlò di questo progetto con alcuni amici.

Iniziò così a concretizzarsi l’idea di costruire un circuito sulle pendici di Imola, al di là del Santerno, nella zona di monte Castellaccio. Un sogno, quello dei 4 amici imolesi Tonino Noè, Ugo Montevecchi, Graziano Golinelli e Alfredo Campagnoli appassionati di motorismo sportivo, a cui si unisce anche Checco Costa presidente del Moto Club Imolese e Gualtiero Vighi, membro consigliere del Moto Club e valente pilota, che si concretizza il 6 marzo del 1950, giorno della posa della prima pietra dell’Autodromo di Imola.

L’inaugurazione dell’autodromo di Imola

Il 19 Ottobre 1952, con l’asfalto ancora fresco, la pista viene battezzata dai piloti Farina, Villoresi ed Ascari alla guida di due vetture Sport 340, per il collaudo del Prototipo Coni.

Ma sarà il 25 aprile 1953 il giorno dell’inaugurazione vera e propria, dove si corre il Gran Premio Coni valido per il campionato italiano 125 e 500 e la nazionale delle 250.

Deve la sua iniziale notorietà al motociclismo, in particolare con la 200 Miglia di Imola disputatasi tra il 1972 e il 1985.

Nel 1954 la Coppa d’oro consacra definitivamente la vocazione motociclistica di grande livello del circuito imolese, mentre la Conchiglia d’oro Shell per vetture sport segna l’atteso ingresso dell’automobilismo a Imola. Grandi consensi sulla pista arrivano nel frattempo da tutti i piloti.

Nel 1970 assume il nome di autodromo Dino Ferrari in memoria dello scomparso figlio di Enzo Ferrari; alla successiva morte del Drake nel 1988, il suo nome venne affiancato a quello del figlio portando il circuito imolese all’odierna denominazione: autodromo Enzo e Dino Ferrari.

Lo sapevi?

È uno dei pochi tracciati in cui si corre in senso antiorario.

L’arrivo della formula 1

Il 21 aprile 1963 la Formula 1 sbarca a Imola, ma è solo un assaggio: la gara non è titolata e manca proprio la Ferrari, però c’è Jim Clark che vince alla guida della Lotus.

Nel frattempo proseguono i lavori e l’autodromo si arricchisce, nel 1965, della prima tribuna coperta sul rettilineo d’arrivo.

Nella seconda metà del 1970 Enzo Ferrari incarica Roberto Nosetto, direttore sportivo della Ferrari, di migliorare la struttura dell’autodromo per ospitare le gare di Formula 1.

Il 1979 è un anno importante per la conclusione dei lavori della pista. Viene infatti completata la costruzione delle strade di arroccamento per renderlo permanente. E arriviamo ad un’altra data storica: il 14 settembre 1980 si corre a Imola una delle gare di Formula 1 valide per il mondiale. E’ il 51° Gran Premio di Italia, per l’occasione sottratto al circuito “rivale ” di Monza.

Un anno tragico per l’autodromo di Imola

Nel 1994 è stato vissuto il Gran Premio più drammatico, con molti incidenti, due dei quali mortali.

Sabato 30 Aprile, l’ala anteriore della Simtek di Roland Ratzenberger si stacca e l’auto va a schiantarsi alla curva Villeneuve; il pilota muore, e si tratta della prima fatalità in Formula 1 dalla morte di De Angelis nel 1986.

Domenica 1º maggio, giorno della gara, allo spegnersi della luce verde la Benetton di JJ Lehto rimane ferma sullo schieramento e viene presa in pieno dalla Lotus di Pedro Lamy: i pezzi, tra cui una ruota, volano in tribuna centrale ferendo alcune persone tra il pubblico.

Alla ripartenza passano 2 soli giri (7º giro) quando la Williams di Ayrton Senna esce dritta al Tamburello per la rottura del piantone dello sterzo e va a finire contro il muro: Senna viene trasportato all’ospedale di Bologna dove morirà poche ore dopo. Infine, ai box il panico è seminato da una ruota, staccatasi dalla Minardi di Michele Alboreto, che ferisce quattro meccanici.

Dopo questa gara, il circuito ha subito nuove e radicali modifiche, in modo da renderlo più sicuro.

Il fallimento e la rinascita

Il 19 novembre 2006 avviene lo storico abbattimento della zona box, troppo costosa da mantenere. È l’ultimo atto decisionale della SAGIS, la società che da 28 anni gestisce l’autodromo di Imola, la quale nel Febbraio 2007 dichiara il fallimento.

Il 3 e il 4 maggio 2008 si è tenuta l’inaugurazione del rinnovato circuito. La nuova gestione ha deciso di puntare sulle serie internazionali alternative, sia di auto sia di moto: il primo evento internazionale organizzato sulla nuova pista è stato il campionato del mondo turismo, mentre negli anni seguenti sono state protagoniste di gare come Superstars Series, International GT Open e GP2 Asia Series.

Il museo che racchiude anni di storia

Dal 30 giugno 2013 l’autodromo di Imola ospita il Museo “Checco Costa”; nell’esposizione sono raccolti documenti, immagini e mezzi che raccontano la storia dell’autodromo.

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